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Settantacinque anni
Il 12 settembre 1931 nasceva la Cantina Sociale Cooperativa di Tortona.
Era ricercata l’uva dei colli tortonesi, mentre il vino aveva un mercato piuttosto ristretto tra Alessandrino, Lomellina e Genovesato. Fu la Cattedra Ambulante ad attuare un’attenta opera di sensibilizzazione tra gli agricoltori verso le nuove tecniche seguite nella vitivinicoltura. Era convinzione generale che, per aprire a più vasti mercati i vini tortonesi, le uniche strade praticabili fossero l’aggiornamento tecnico e l’associazionismo, per questo furono organizzati numerosi incontri e corsi di aggiornamento. Un attento quadro della situazione tortonese era stata presentata dall’ispettore della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Pavia che, nel corso di una conferenza tenuta nel gennaio 1903, pur ammettendo che il vino tortonese, nei grandi mercati, non fosse ancora adeguatamente valorizzato, era certo che, una volta affinati i processi di vinificazione, avrebbe potuto conseguire quel prestigio che non gli era ancora stato riconosciuto. Per questo - aggiungeva - si rendeva indispensabile l’istituzione di una cantina sociale che, oltre al resto, avrebbe consentito l’acquisto di macchine enologiche e attrezzature moderne da mettere a disposizione dei soci(pigiatrici, raspatrici, filtri) e avrebbe favorito il credito agrario.
Mancano, purtroppo, notizie più precise su questa istituzione che, attiva fino alla vigilia della I Guerra Mondiale, aveva trovato un mercato favorevole nella Svizzera. Poi di essa non è più rimasta traccia nei documenti di archivio.
Invece, si andò ben oltre ogni previsione: alla Cantina furono portati ben 13.000 quintali di uva, mentre i soci salirono a 308. Per questo si dovettero reperire nuovi locali in vari punti della città, anzi, si rivelò urgente la necessità di acquistare un’area dove costruire una cantina propria. Infatti nel 1934 il Consiglio, grazie al generoso contributo £. 40.000 offerto dalla Cassa di Risparmio di Tortona, deliberava di acquisire un’area di 6.000 mq. in Via Bertarino. Inoltre lo stesso ente creditizio locale (che fu sempre vicino all’attività della Cantina) accordava un finanziamento di £. 180.000 a un tasso di favore. Anche il governo fascista assicurava un consistente contributo di £. 80.000 per la costruzione dell’immobile e l’acquisto delle attrezzature. In occasione della vendemmia del 1935 la nuova sede già accoglieva i nuovi conferimenti. Un avvio così rapido e rassicurante convinse altri viticoltori ad associarsi. Per questo si rese necessario ampliare ed acquistare nuove attrezzature. Cinque anni dopo, nel 1939, l’assemblea generale dei soci - oramai saliti a 665 - deliberava, all’unanimità il terzo ampliamento che avrebbe comportato una spesa di 360.000 lire. La capacità di lavorazione passava, così, da 19 mila a 27 mila quintali e con la vendemmia di quell’anno i nuovi impianti erano funzionanti. Poi vennero i difficili anni della guerra. Il 5 agosto del 1944, a seguito di un bombardamento - la Cantina si trova nei pressi della stazione ferroviaria - subiva non pochi danni. Tuttavia nello stesso anno il Consiglio di Amministrazione erogava al Comune un contributo di £. 40.000 per la costruzione del rifugio antiaereo e - siamo ancora negli anni della clandestinità - deliberava di assegnare ben £. 100,000 al Comitato di Liberazione Nazionale, prelevate dal Fondo di riserva. La ripresa del dopoguerra fu pronta e sicura. I soci, già 770 nel 1946, erano saliti a 1260 nel 1951. Intanto nel 1949 essi furono invitati ad esprimere, attraverso un referendum, il proprio parere circa l’apertura di succursali (centri di raccolta uve e centri lavorazione) in alcuni punti strategici della collina tortonese (Villaromagnano, Monleale, Montegioco, Carezzano). Un’ampia maggioranza si espresse favorevolmente. Queste cantine periferiche, entrate in attività negli Anni Cinquanta, fungevano da centri di raccolta, inoltre quelle di Villaromagnano e di Monleale erano in grado di lavorare 600 quintali di uva all’ora. Dopo le operazioni di pigiadiraspatura le uve erano portate a Tortona per completare la lavorazione. Oggi i centri di Montegioco e Carezzano sono stati chiusi, mentre è ancora attivo quello di Monleale. E’ stata invece potenziata la struttura di Villaromagnano che funge da centro di raccolta, vinificazione e stoccaggio. Da allora il numero dei soci ha oscillato tra le 1.100 e le 1.300 unità fino alla vigilia degli Anni Novanta. La quantità di uva conferita variava a seconda dell’andamento stagionale: si andava da un massimo di 90 mila quintali conferiti nel 1965 ai 26 mila quintali del 1978. Nel frattempo grazie anche all’azione della Cantina Sociale, il vino dei Colli Tortonesi otteneva la Denominazione di Origine Controllata (Barbera e Cortese Colli Tortonesi). Il calo degli anni successivi - sia nel numero dei soci, sia nella quantità di uva conferita - fu dovuto a motivi generali: il decremento del consumo del vino, la riduzione degli aiuti finanziari e il cambiamento della proprietà agricola (diminuzione dell’azienda media e incremento della piccola proprietà, collegata al fenomeno del part time), oltre all’invecchiamento della popolazione agricola. Inoltre si deve registrare, in anni più recenti, la diffusione della flavescenza dorata, che ha portato una sensibile diminuzione della produzione. In questi ultimi anni è stata segnata una sensibile ripresa. Infatti è stato fatto obbligo ai soci del totale conferimento dell’uva prodotta nell’azienda (e questo ha comportato anche un notevole miglioramento qualitativo del prodotto e, di conseguenza, una più alta remunerazione ai soci). Attualmente i soci si sono attestati attorno alle 470 unità per una superficie aziendale totale di 630 ettari, corrispondenti a ben oltre la metà dell’area vitata dei Colli Tortonesi DOC. La produzione totale di uva oscilla attorto ai 55 mila quintali. La Cantina Sociale di Tortona - che ha assunto la denominazione Viticoltori del Tortonese - è oggi la più grande ed una delle più antiche del Piemonte. Gli impianti sono all’avanguardia, con una capacità di lavorazione di 70.000 quintali d’uva, e di imbottigliamento di 2.000 bottiglie all’ora. La Cantina Sociale è dotata di un’accogliente sala degustazione e di un attrezzato punto vendita. E visto che siamo nella terra di Fausto Coppi e che Tortona fu una delle culle del ciclismo, in un ampio locale della Cantina è stata allestita diversi anni fa un interessantissimo Museo della bicicletta, dove sono esposti 120 rari esemplari di velocipedi, che vanno dalla "draisina in legno dei primi decenni dell’Ottocento, fino agli ultimi modelli in lega dei campioni del XXI secolo, passando attraverso le biciclette in uso nella prima guerra mondiale o a quelle appartenute ai grandi ciclisti del passato. Così a chi si ferma a degustare i vini dei colli tortonesi si offre anche l’opportunità di poter visitare un museo inconsueto e magari compiere una passeggiata in Tortona una città ingiustamente poco nota, ma ricca di storia e di arte. |